Il miracolo della Madonnina di Civitavecchia : i ricordi del vescovo che ha visto piangere la statuina. Włodzimierz Rędzioch intervista mons. Girolamo Grillo
Il 9 giugno 1995verso sera un alto monsignore con una grande borsa entrava in Vaticano: si dirigeva verso l’Appartamento Pontificio al terzo piano del Palazzo Apostolico dove veniva accolto da mons. Dziwisz, segretario del Papa. Già nell’appartamento, lontano da occhi indiscreti, il monsignore con grande cura tirava fuori il contenuto della borsa. Si trattava di un “oggetto” di cui da circa cinque mesi si parlava non soltanto in Vaticano ed Italia ma anche nel mondo: una piccola statuina che sarebbe passata alla storia come “La Madonna di Civitavecchia”. Il monsignore che ha portato la Madonnina a Giovanni Paolo II si chiamava Girolamo Grillo ed era vescovo della città sul litorale laziale, situata a circa 60 chilometri a nord-ovest di Roma, dove dall’inizio di febbraio si verificavano le lacrimazioni di sangue di una piccola statuetta della Madonna portata da una famiglia del posto – i Gregori – da un loro pellegrinaggio a Medjugorie. Il Papa voleva tanto vedere la statuina, perciò tramite il suo segretario invitò il vescovo Grillo a cena, chiedendogli di portare con se la Madonnina.
Włodzimierz Rędzioch
– Monsignore, cosa si ricorda di questa memorabile serata nell’appartamento del Papa?
Mons. Girolamo Grillo
– Quando sono arrivato nell’Appartamento Pontificio, mons. Dziwisz mi ha fatto collocare la statuina in una stanza attigua alla stanza da pranzo. Poi è venuto il Santo Padre e tutti abbiamo pregato davanti alla Madonnina. In seguito, ci siamo seduti a tavola per la cena e il Papa mi ha chiesto di raccontare i fatti. Ma appena ho detto qualche frase, si è messo lui a parlare del significato delle lacrimazioni. Ha citato più volte il teologo Von Balthasar e in modo particolare mi ha spiegato che in quel sangue della Madonnina c’era un mistero. Insomma, lui capiva di più di quello che ancora non capivo io. Alla fine abbiamo pregato e il Santo Padre ha imposto sul capo della Madonnina una corona d’oro e sulla mano una corona d’oro del rosario. Quella sera il Papa mi ha imposto il silenzio, aggiungendo però seguenti parole: “Un giorno Lei dirà al mondo che Giovanni Paolo II ha venerato la Madonna di Civitavecchia” e “Adesso mettiamo tutto nelle mani di Ratzinger….”. Non mi ha spiegato cosa vuol dire quel “un giorno”, ma oggi – quindici anni dopo quei fatti e cinque anni dopo la morte del Pontefice – penso di poter parlarne liberamente.
Comunque penso che con quell’espressione “un giorno”, Egli volesse dire: ufficialmente lo dirà al mondo il giorno della mia beatificazione, (almeno questa è la mia interpretazione).
– La visita dal Santo Padre era una tappa importantissima di una storia che è cominciata cinque mesi prima, all’inizio di febbraio. Potrebbe raccontarci come ha reagito alla notizia che il 2 febbraio Jessica, una ragazzina di appena cinque anni e mezzo ha scoperto piangere la statuina della Madonna, proveniente da Medjugorie, collocata nel giardino della villetta della sua famiglia, i Gregori, nel quartiere Pantano a qualche chilometro di distanza dal centro di Civitavecchia?
– Vorrei leggerLe le pagine del mio diario che riguardano quei giorni convulsi:
«Che brutta storia quella delle Madonne che piangono sempre. C’è sempre qualche burlone che si prende lo sfizio di imbrattare gli oggetti sacri. Poveri noi, dove siamo capitati! Con il parroco don Pablo Martin che va anche dietro a queste stupidaggini! Mater boni consilii, ora pro me!». Come vede ero arrabbiatissimo, anche del clamore che la stampa dava alla statuina e criticavo questa specie di prurito di curiosità che prendeva le masse. Ero convinto che occorreva tenere il polso fermo, perché satana si può servire di qualunque espediente per trarre in inganno gli uomini. Anche per questo motivo ho chiesto al dott. Vignati, vice-questore di Civitavecchia, di indagare sulla famiglia Gregori e di riferire segretamente. Volevo accertarmi se sono loro dietro questo “imbroglio”.
– E’ vero che Lei voleva che si distruggesse la statuina?
– E’ vero. In un primo momento volevo che si distruggesse la Madonnina ma dopo aver saputo che non è stata distrutta ho deciso di sequestrarla, ma la famiglia Gregori non voleva darmela. Allora ho detto loro che mi serviva per fare delle analisi. Ma loro non si fidavano e mi chiedevano dei dettagli: ho spiegato che volevo fare le analisi del sangue che avrebbe versato la Madonnina e sottoporre la statuina a TAC nell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico Gemelli dal prof. Angelo Fiori. I Gregori chiedevano presente un altro specialista dall’Università La Sapienza: dovevo accettare la loro richiesta. Il 10 febbraio 1995la Madonna è stata sottoposta a TAC al Policlinico Gemelli. Il risultato era inequivoco: la statuina non ha cavità, non vi sono marchingegni, la lacrimazione di sangue non è dovuta a cause meccaniche, cioè non c’è alcun trucco.
– Dopo questi esami non si è convinto?
– Non ancora. Pensavo che non restasse altro di addebitare tutto a qualche burlone.
– Ma le analisi continuavano…
– Si. Il 16 febbraio 1995mi hanno comunicato che il sangue della statuina era sangue umano, mentre ulteriori analisi permettevano di stabilire che il sangue non era di donna, bensì si trattava di sangue maschile. Devo ammettere che i risultati di questi vari esami mi facevano venire i dubbi. Non ci capivo più niente, anche se da quando la Madonnina si trovava a casa mia si sentivano ondate di un profumo meraviglioso.
– Come reagivano in Vaticano a tutta la faccenda della Madonnina di Civitavecchia?
– Ricevevo le telefonate del card. Angelo Sodano, Segretario di Stato, che per la prima volta mi ha chiamato già l’11 febbraio 1995,invitandomi a non essere troppo scettico. Il 23 febbraio 1995il card. Angelo Sodano mi ha chiamato di nuovo per ringraziarmi a nome del Papa per non aver escluso qualcosa di soprannaturale. La cosa mi ha scosso molto e ho pensato: “Magari Giovanni Paolo II sarà a conoscenza di qualche segreto che io non conosco?”
– E cosi, tra scetticismo e dubbi, si avvicinava il giorno quando la Madonnina ha prianto tra le sue mani…
– Un giorno ho ricevuto la telefonata di p. Gabriele Amorth, famoso esorcista italiano, che mi chiedeva perché non credevo al pianto della Madonna. Mi ha raccontato anche che una sua figlia spirituale, un’infermiera fiorentina, aveva avuto mesi prima locuzioni interiori. Una Madonna avrebbe pianto lacrime di sangue a Civitavecchia con tristi presagi per il futuro dell’Italia. Ha aggiunto che con la preghiera si possono evitare questi disastri. Me la sono presa con lui dicendo: “Anche lei si mette con queste stupidaggini”. Mia sorella Maria Grazia invece gli ha creduto e non ha dormito tutta la notte. La mattina del giorno seguente – era il 15 marzo – mi girava intorno e alla fine mi ha detto che non sarebbe andata via senza pregare davanti alla Madonnina.
Io tenevo la statuina nascosta in un armadio nella stanza di una delle suore romene che stanno con me.
– Scusi, ma come mai teneva la Madonnina nascosta?
– In quel periodo i civitavecchiesi volevano mandarmi via perché avevo sequestrato la Madonnina. Hanno cominciato a raccogliere le firme contro il “vescovo che non crede”. Avevo paura che me la semplicemente rubassero; avevo sparso la voce che la statuina si trovava nel cavaux di una banca, ma in realtà si trovava chiusa nell’alto di un armadio sito nella stanza di una delle due suore.
Tornando a quella mattina del 15 marzo: siccome mia sorella insisteva, allora ho pensato che pregare non fa mai male e ho deciso di fargliela vedere. Nel frattempo mia sorella ha fatto venire anche suo marito Antonio. E così in quattro abbiamo cominciato a pregare: la statuina era in una cesta tra le mie mani. Dopo qualche istante, mio cognato mi diede una spinta col braccio ed io aprendo gli occhi socchiusi, vidi che una lacrima scendeva dall’occhio destro come un filo di capello. La lacrima scendeva, ma fermandosi prima della gota formava come una piccola perla di rubino. Mia sorella eccitata si macchiò il dito con il sangue. Io sono diventato bianco come la neve. Mia sorella ha cominciato a gridare «aiuto, aiuto». E’ accorso mio nipote Angelo ed un’altra suora romena, e successivamente il primario cardiologo dell’ospedale civile che mi ha trovato in uno stato di shock. Ha potuto vedere anche la nuova lacrima di sangue ancora fresca. Era la 14° lacrimazione (tredici precedenti si sono verificate nella casa dei Gregori). Fatto strano che il sangue sul dito di mia sorella evaporava – l’ho visto con i miei occhi, si vede che non doveva essere toccato.
Mi sono ricordato della richiesta di don Amorth, allora ho chiamato le suore di clausura chiedendo loro di pregare per l’Italia.
–La Chiesa valutando questo tipo fenomeni usa il “criterio dei frutti”. Quali sono i frutti del pianto della Madonnina di Civitavecchia?
– Sono meravigliosi. Per cinque anni nella parrocchia di Sant’Agostino al Pantano confessava un sacerdote messicano, p. Velardo Mendoza. Lui mi ha detto che in tutti quegli anni aveva assistito ad una grande conversione al giorno (per una grande conversione si intende la conversione di qualcuno che per decine, decine di anni non si accostava al sacramento della penitenza e che decide di cambiare radicalmente la vita). La conversione del cuore è un grande miracolo.
Anche io confesso lì ogni domenica e c’è sempre tanta gente che si confessa e si converte. Questo è un vero miracolo della Madonnina di Civitavecchia.