📷 da " Compagni di viaggio" LEV

Giovanni Paolo II, le conferenze stampa in volo inventate dal Papa

Quei dialoghi con i compagni di viaggio che non erano mai stati fatti prima

Continuiamo il nostro errare nei momenti più spontanei di Giovanni Paolo II. Una delle novità del Pontificato è nel dialogo che il Papa polacco è la confidenza con i giornalisti che lo seguono in aereo.

Tutto nasce da un azzardo. Quello di un giornalista americano che nel primo viaggio del nuovo papa osa interrogarlo. Quando Giovanni Paolo II appare nel settore stampa dell’aereo che lo porta a Santo Domingo, tutti pensano che sarà il solito saluto. Proibito dal protocollo fare domande. Lui invece, quando il papa si avvicina, gli chiede a bruciapelo se pensa di visitare gli Stato Uniti. Il seguito impallidisce, ma il papa risponde: credo che sarà necessario, resta solo da fissare la data!

È l’inizio di una nuova era mediatica. Nasce un genere che forse non sarebbe mai esistito. Oggi l’incontro del papa in aereo con la stampa è diventata una prassi.  Il testo fa immediatamente il giro del mondo grazie ai telefoni satellitari, i registratori digitali ed internet. E chiunque può leggerlo. Quella risposta improvvisata ad una domanda audace è stato un inizio che nei tre decenni successivi ha cambiato forma e aspetto. Dal botta e risposta iniziale, alle conferenze stampe organizzate fino ai saluti quasi muti, ma carichi di senso, degli ultimi viaggi del Papa comunicatore.

Nei primi voli Giovanni Paolo II passava e parlava ad ognuno, quindi c’era anche il pericolo di una manipolazione, poi la conferenza organizzata ha migliorato le cose. E spesso le domande sono più personali che attinenti al tema del viaggio.

Gennaio del ’98, il Papa va per la prima volta a Cuba, un viaggio storico. Molte le domande anche politiche, altre più specifiche sulla salute del vicario di Cristo.

(Domanda: si sente in forma?) Ma certamente che ho più anni che in ‘79, no? Ma finora la Provvidenza mi mantiene. E poi, se io voglio sapere qualche cosa sulla mia salute, e specialmente sulle mie defezioni, devo seguire la stampa. (Risate generali)

Nel 1993 alla immancabile domanda sulla salute risponde:

Finora ho superato questa ultima tappa al Gemelli e mi hanno lasciato libero, con qualche controllo, ma e nel loro diritto, niente da dire. Se si prende l’aspetto della vivacità, mi ritrovo con la vivacità di prima. Tutto il resto e nelle mani di Dio, lo siamo tutti e il Papa in modo un po’ specifico.

La maggior parte di queste interviste sono raccolte nel mio volume ” Compagni di viaggio. Interviste al volo con Giovanni Paolo II” edito dalla Libreria editrice vaticana.

Se i viaggi, ben 104 fuori d’ Italia e 146 in Italia, sono stati, insieme alla mediaticità, punti di forza del pontificato di Giovanni Paolo II, gli incontri con la stampa in aereo offrono una lettura geopolitica dei tre decenni che abbracciano l’epoca wojtyliana.

Vere “interviste al volo” di una comunità che si è creata nel tempo. Fin dal primo viaggio il papa polacco , abituato a trattare con i media di un regime totalitaristico, sembra divertirsi con i giornalisti occidentali, quasi a voler essere lui a mettere alla prova la stampa democratica.

Anche quando, soprattutto nei primi anni, gli appiccicano etichette che fanno titolo, Giovanni Paolo II non cambia il suo modo di confrontarsi con la stampa. Se mai contrattacca. E magari, anche a distanza di mesi riprende un giornalista per una interpretazione non corretta.

Nei primi decenni però raramente il testi di questi colloqui sono stati pubblicato organicamente nel loro insieme. Ognuno riportava la “sua” intervista. A volte l’ Osservatore Romano pubblicava un’ “ampia sintesi” e la Radio Vaticana trasmetteva uno stralcio di qualche risposta nelle diverse edizioni linguistiche. Soprattutto nei primi anni del pontificato di Giovanni Paolo II, in un mondo mediatico profondamente diverso da quello attuale, non sembrava fondamentale diffondere ed archiviare tutto.

La Radio Vaticana però, seguendo la sua stessa missione, registrava tutto il possibile. E per anni, nei viaggi, in particolare uno degli operatori Alberto Goroni, correva per tutto il mondo con uno strumento ben diverso dai leggerissimi registratori digitali che usiamo oggi noi cronisti: il registratore a nastro. Un apparecchio da una quindicina di chili con un microfono collegato con un cavo nel quale a volte si restava impigliati, e nastri magnetici da un quarto di pollice che duravano circa trenta minuti.

Con il tempo il lavoro pionieristico divenne routine dell’equipe della Radio Vaticana, ed è grazie all’archivio insostituibile della radio del papa che sono riuscita a recuperare la maggior parte di queste preziose testimonianze. Ore e ore di registrazioni gelosamente conservate.

Non in tutti i viaggi il papa riusciva ad intrattenersi con la stampa. Nei voli più brevi, in Europa spesso salutava brevemente tutti prima del decollo. Ma in molte occasioni, durante i tragitti più lunghi, Giovanni Paolo II incontrava la stampa sia nel volo di andata che in quello di ritorno o addirittura negli spostamenti da un paese all’altro.