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1979, il legame tra Giovanni Paolo II e San Stanislao

40 anni fa il Papa pubblicava la Lettera Apostolica Rutilans Agmen destinata alla Chiesa di Polonia

“E’ davvero straordinaria questa occasione che ci si offre: al nono centenario della morte di san Stanislao – ammetteva il Papa – pubblichiamo questa lettera che noi stessi avevamo chiesto venisse redatta: prima al nostro grande predecessore Paolo VI, e poi all’immediato suo successore, Giovanni Paolo I, che esercitò il ministero pontificale solo per 33 giorni. Oggi dunque, diamo attuazione non solo a quanto abbiamo chiesto come Arcivescovo di Cracovia ad ambedue i nostri predecessori, ma realizziamo anche un particolare, vivo desiderio dell’animo nostro. Chi mai avrebbe potuto immaginare che, proprio all’approssimarsi delle feste programmate per questo giubileo di san Stanislao, noi stessi avremmo lasciato la sede episcopale di Cracovia, già retta da quel Santo, e per i voti dei Cardinali a Conclave saremmo passati alla sede di Roma? Chi mai avrebbe potuto supporre che noi avremmo festeggiato quei grandi giorni non come padre nella propria casa, ma in qualità di ospite tornato nellze terre dei padri in qualità di primo Papa Polacco e come primo Pontefice in visita a quelle regioni?”.

San Stanislao – ricordava Giovanni Paolo II – fu Vescovo di Cracovia per 7 anni ma tanto bastò perché il “suo frutto ancora perdura, giacché in lui si verificarono davvero le parole di Cristo agli Apostoli: vi ho costituiti perché andiate a portar frutto e perché il vostro frutto perduri”.

In questa occasione Giovanni Paolo II dispose “per dar maggiore impulso” alla venerazione di San Stanislao che la sua memoria fosse “elevata al grado di memoria obbligatoria nel calendario liturgico della Chiesa universale”.

Le radici del culto del Santo – ricordava ancora il Pontefice – “pervadono tutta la storia della Chiesa in Polonia, compaiono nella vita stessa della Nazione, sono unite al suo destino”. San Stanislao ha lasciato una eredità “di fede, di speranza, di carità, che dà piena e convincente spiegazione della vita umana e sociale. E’ un’eredità di sollecitudine per la salvezza e il bene spirituale e materiale del prossimo, cioè dei cittadini della stessa Nazione e di tutti coloro ai quali dobbiamo servire con stabile perseveranza. E’ anche un’eredità di libertà, la quale è manifestata dallo stesso servizio e dalla donazione, attuati per amore. E’, infine, una meravigliosa tradizione di solidale unità, per la cui realizzazione nella storia dei Polacchi san Stanislao, la sua morte, il suo culto e soprattutto la sua canonizzazione han dato grande apporto come provano i fatti”.